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Sintesi AI con fonti · 3 min · edizione 2026

La frazione bici: 90 km piatti, un giro in pista e zero pause di pedalata

Percorso veloce con il passaggio esclusivo sul Thermal Raceway, ma asfalto ruvido, inversioni a U e 90 km senza mai rialzarsi: ecco come gestirla.

Il percorso in sintesi

Giro unico di 90 km (56,3 mi) con 191 m di dislivello dichiarato (626 ft). Una misurazione indipendente riporta 528 ft: comunque la si misuri, è una delle frazioni bici più piatte del circuito. Le fonti concordano su un punto: è veloce, ma non è una passeggiata.

Il giro sul Thermal Raceway

Il tratto distintivo è il passaggio esclusivo sulla pista del Thermal Raceway: asfalto liscio, curve ampie, velocità alta. È il punto dove recuperare secondi facili restando in aero. Attenzione però a eventuali detriti a terra: su una pista non spazzata di fresco una foratura è sempre possibile. Tieni la traiettoria pulita e gli occhi avanti.

Asfalto ruvido: preparati all'autosufficienza

Diversi race report segnalano 10-15 miglia di asfalto ruvido: fastidioso per mani, sella e avambracci, non dannoso per la bici. Due conseguenze pratiche. Primo: porta kit foratura completo e pompa o cartucce tue, non affidarti solo all'assistenza meccanica sul percorso. Secondo: controlla il serraggio di borracce e portaborraccia, perché su fondo vibrante le borracce dietro la sella volano via. Una pressione gomme leggermente più bassa del solito aiuta il comfort senza costare watt significativi.

Vento: le fonti divergono

Sul vento i report non sono d'accordo. Uno segnala le ultime 10 miglia controvento, con caldo in aumento; un altro descrive un vento equilibrato, che dà e toglie. La sintesi onesta: è un fattore variabile di anno in anno. Non costruirci sopra la strategia, ma tieni un margine: se negli ultimi 20 km trovi vento contrario e temperatura in salita, pagherai caro ogni watt speso di troppo nella prima ora.

Il vero problema: non ci si rialza mai

Su un percorso così piatto non ci sono salite dove cambiare posizione e recuperare. Un report lo dice chiaramente: velocità costante, ma nessuna collina su cui riposare. Novanta chilometri quasi interamente in posizione aero richiedono un adattamento specifico: se nelle uscite lunghe esci dalle prolunghe ogni dieci minuti, in gara soffrirai. Aggiungi le inversioni a U e le curve secche: ogni ripartenza è uno strappo che costa, soprattutto se usi rapporti troppo lunghi. Un rapporto agile per rilanciare dopo le inversioni vale più di una corona enorme.

Pacing e nutrizione in aero

Su un percorso senza pause naturali, la nutrizione va pianificata a intervalli fissi, non "quando capita". Prova in allenamento a bere e mangiare restando in aero su fondo vibrante: è un gesto tecnico, non scontato. Usa le litter zone ai ristori per i rifiuti. Sul pacing: parti conservativo nei primi 30 minuti, il corpo esce da un lago a 14 °C e la mattina può essere sui 12 °C. Le gambe fredde non danno feedback affidabili sullo sforzo reale.

Cosa fare prima della gara

Tre azioni concrete. Uno: nelle ultime sei settimane inserisci almeno due uscite da 2 ore e mezza interamente in posizione gara, con nutrizione completa. Due: prepara e prova il kit foratura, cambiare una camera d'aria con le mani fredde è diverso dal farlo in garage. Tre: decidi prima i rapporti e la pressione gomme per fondo misto liscio/ruvido, e non cambiarli la settimana di gara. I tempi orientativi vanno da 2:20 per un top age-grouper a 3:20 per un finisher sereno: usa questi riferimenti per calibrare potenza target e piano di assunzioni, non per inseguire la media velocità nei primi chilometri.