KI-Zusammenfassung mit Quellen · 4 Min. · Austragung 2027
La bici di Mont-Tremblant 70.3: veloce sulla 117, dura nel finale
90 km su strade chiuse con 1.013 m di dislivello: il percorso invita a spingere presto, ma il conto arriva sul Chemin Duplessis negli ultimi 20 km.
Il quadro generale
Un giro unico di 90 km, strade completamente chiuse al traffico, poche curve. Il dato ufficiale di dislivello è 1.013 m (3.325 ft sulla pagina del percorso). Le tracce GPS condivise dagli atleti mostrano cifre più alte, fino a 1.667 m: quasi certamente rumore barometrico. Pianifica sul dato ufficiale, ma preparati a rampe secche che sulla carta non si vedono.
La struttura del giro è ingannevole: la parte scorrevole arriva prima, la parte dura dopo. Chi legge il percorso al contrario — e dosa di conseguenza — corre meglio la mezza.
Route 117: il tratto dove si vince o si perde la gara
Circa 12 miglia all'andata e 12 al ritorno sulla highway, asfalto segnalato come ottimo nei race report. È il tratto più veloce del percorso ed è anche il più esposto al vento: circa 24 km totali dove la posizione aerodinamica conta più dei watt.
Cosa fare in concreto:
- Resta in posizione aero il più a lungo possibile. Se non tieni le prolunghe per 30-40 minuti di fila in allenamento, lavoraci da subito.
- Watt costanti, non picchi. Il vento invita a "rispondere" alle raffiche: non farlo, brucia riserve che servono dopo.
- Non farti ingannare dalla velocità: se la 117 va forte, è il percorso, non la tua giornata di grazia.
Montée Ryan: salita vera ma pedalabile
Circa 2 km al 5% medio. Non è il punto dove si decide la gara: affrontala seduto, con cadenza alta, senza strappi. Se qui sei già in difficoltà, rivedi il piano per il finale.
Chemin Duplessis: il punto chiave
Il finale è dove il percorso presenta il conto. Pendenze fino all'8%, discese che toccano i 60 km/h e, negli ultimi ~20 km, rampe corte e ripide al 10-12%. Un finisher del 2024 segnala nei forum che l'ultima salita del Duplessis è dura e che il ritmo va dosato fin dall'inizio del giro — conferma diretta di quello che il profilo altimetrico suggerisce.
Le discese veloci meritano rispetto: se arrivi qualche giorno prima, una ricognizione di Montée Ryan e del Duplessis cambia la gestione. Sapere dove arrivano le rampe vale più di qualsiasi tabella.
Rapporti: agilità, non muscoli
Monta una cassetta generosa. Le rampe al 10-12% arrivano a fine giro, con le gambe già cariche: meglio girare le gambe a 75-80 rpm che spingere rapporti lunghi in piedi. Se hai un mono o un compact, verifica di avere almeno un 30-32 dietro. Non è il percorso per fare gli eroi coi rapporti.
Il piano di pacing
- Primi 30 km e 117: intensità da mezza, non da crono. Se usi i watt, resta sotto la soglia che tieni abitualmente nei 90 km, con margine.
- Montée Ryan: sforzo controllato, nessuno strappo.
- Ultimi 20 km: qui spendi quello che hai tenuto da parte. Le rampe corte si passano meglio con riserva che con orgoglio.
- Ricorda che dopo c'è una mezza maratona ondulata con una rampa ripida subito fuori da T1: scendere dalla bici cotti qui costa carissimo.
Tempi indicativi
Stime nostre, non dati ufficiali: 3:25 per un finisher sereno, 3:00 per un obiettivo medio, 2:40 per chi va forte, 2:25 per i top age-group. Con vento sulla 117 aggiungi margine.
Il test da fare prima
In preparazione, simula la struttura del giro: 2 ore a intensità gara costante in posizione aero, poi 30-40 minuti con ripetute in salita su rampe corte e ripide, chiuse da 15-20 minuti di corsa su saliscendi. Se il blocco finale crolla, il pacing dei primi 70 km era sbagliato. Meglio scoprirlo in allenamento che il 20 giugno.